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<section id="biografia">
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<img src="/images/foto-biografia.png" alt="" width="276" height="353">
<figcaption>Foto di Gianni Berengo Gardin © 1971</figcaption>
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Biografia breve
</button>
</h2>
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<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=QWI_q04eJW8" rel="external noopener">Biografia di Gino Cortelazzo (2,52 minuti)</a></p>
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Biografia ragionata
</button>
</h2>
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<div class="accordion-body">
<h4>1927:</h4>
<p>Gino
Cortelazzo nasce a Este il 31 ottobre 1927 da una famiglia di
proprietari terrieri che non intende assecondarlo nella sua vocazione
per le arti figurative.</p>
<p>Viene
quindi avviato, con una riluttanza da parte sua non ancora conclamata
ma già nascente, agli studi di agraria. Ottenuto il diploma,
conseguentemente Cortelazzo si iscrive alla facoltà di agraria. Ne
frequenta, senza troppa convinzione, soltanto il primo anno. Ma in
compenso, da autodidatta vorace, si formerà una solida cultura
umanistica.</p>
<p>Sono,
questi, precedenti significativi, che ci possono aiutare nel
reperimento di una delle fondamentali chiavi interpretative della sua
successiva creatività.</p>
<h4>1949:</h4>
<p>Dopo
una breve esperienza lavorativa in Sud America rientra nell'azienda
paterna e non senza contrasti inizia una fortunata attività di
vivaista.</p>
<p>Nel
suo vivaio, Cortelazzo guarda con sempre maggiore insistenza
all'aspetto delle creature vegetali, passa ore a studiarle e a
guidarle, per così dire, ponendo in atto tutti gli accorgimenti
tecnici per ricavarne il massimo di bellezza. Il salto verso la
manualità è ormai necessitato, come un passaggio obbligato che
Cortelazzo attuerà con piena consapevolezza.</p>
<h4>1951:</h4>
<p>Si
sposa con Lucia Arbustini e l'anno successivo nasce il primo figlio,
Guido, mentre Paola vedrà la luce nel 1956.</p>
<p>Sono
anni forse dubbiosi, di mancata proiezione all'esterno di crucci e
problemi, ma anche di profonda e definitiva maturazione. Cortelazzo è
stato uomo di fitte e raffinate letture. La sua formazione culturale,
nell'immediato dopoguerra, è suggestionata dal pensiero degli
esistenzialisti, soprattutto attraverso le prove narrative di Sartre
e Camus, ma non era meno interessato da Joyce e Virginia Woolf.</p>
<p>Egli
comunque spaziava con grande capacità d'intuizione dalle arti
figurative alla letteratura; leggeva Goethe, Musil, amava Kafka e
conosceva profondamente Freud anche se prediligeva Jung. Nello stesso
tempo raccoglieva le pubblicazioni di Nicolò e Giovanni Pisano, di
Jacopo della Quercia, di Brunelleschi, di Donatello e di Boccioni fra
gli artisti contemporanei, che egli considerava i suoi maestri
ideali.</p>
<h4>1962:</h4>
<p>Si
iscrive all'Accademia d'Arte di Bologna. Allievo di Umberto
Mastroianni, si diploma nel 1967 dopo essere divenuato uno dei suoi
allievi prediletti. E Mastroianni infatti ne serberà sempre un
ricordo eccezionale e persino un poco stupefatto per tanto talento
dispiegato quasi in silenzio, intuendo in lui fin dall'inizio
qualcosa di più di un semplice allievo e scoprendo le modalità di
un'autonomia che si verrà quasi sempre più confermando nel corso
del tempo.</p>
<p>Nell'elaborazione
della sua poetica Cortelazzo cerca di osservare e studiare i temi che
trascorrono nell'Italia di quegli anni, senza lasciarsi coinvolgere
dagli empiti del neorealismo. Ma, immerso nei suoi giorni, Cortelazzo
non può, per quanto avvertito, non risentirne gli influssi. E
infatti la prima opera che comincerà a far circolare il suo nome tra
gli addetti avrà un titolo assai indicativo di ciò: <i>Operaio</i>.</p>
<h4>1968:</h4>
<p>Con
la scultura <i>Operaio</i>
Gino Cortelazzo vince inaspettatamente, da vero "out-sider",
il Premio Suzzara.</p>
<p>È
la Gazzetta di Parma, città finitima con la provincia di Mantova,
dove appunto si tiene il Premio Suzzara, a tracciare le prime
coordinate, ad opera di Gianni Cavazzini, sulle modalità operative
di Cortelazzo, parlando fra l'altro di efficace sviluppo verticale di
pieni e di vuoti. La sua predilezione per il verticalismo, più che
per l'espansione orizzontale, in effetti sarà una costante nel corso
degli anni successivi.</p>
<p>Questa
scultura ha ovviamente nella storia dell'artista un suo posto di
rilievo, essendo l'input attraverso il quale egli si immette in un
rapporto pubblico, affrontando un giudizio, praticamente esponendosi
e "facendosi vedere". In nuce, questo Operaio contiene già
la carica inventiva che sarà sviluppata poi in maniera sempre più
articolata, sottile e persuasiva.</p>
<p>È
sull'onda del successo ottenuto con <i>Operaio</i>
che troviamo, in quello stesso 1968 (dopo altre fuggevoli prove, come
una mostra a Torino nel maggio del 1967), Gino Cortelazzo impegnato a
esporre una serie di sue opere nell'inverno del 1968 al "Circolo
degli 11" a Reggio Emilia: <i>Omaggio
al maestro (dedicata a Mastroianni), La propaganda, Chiacchierio, Il
potere, Der Koenig, Mondo allegro, Figure alate</i>.</p>
<p>Il
registro del bronzo è ormai quello suo, tipico del Cortelazzo che
riuscirà a farsi uno spazio di tutto riguardo nei giudizi dei
critici più avvertiti.</p>
<h4>1970:</h4>
<p>Raffaele
De Grada lo chiama a insegnare scultura all'Accademia sperimentale di
Ravenna vicino a Massimo Carrà, Giò Pomodoro, Luca Crippa, Tono
Zancanaro.</p>
<p>Dunque
Cortelazzo sta costruendosi sulla propria pelle il suo alfabeto,
scegliendo gli affini ma soprattutto scartando i diversi, cioè quasi
tutti.</p>
<p>Ed
è chiaro che in queste opere del suo primo periodo, su cui parrebbe
incombere la pur feconda ombra di Mastroianni e dietro ad essa, ma
quanto sfumata!, quella dei futuristi, l'attribuzionistica dei
critici diventa un'impresa onerosa e anche ingiusta nei confronti
dell'autore.</p>
<p>Nello
stesso anno espone alla Galleria "Pagani" di Milano e
Raffaele De Grada lo presenta in catalogo. Per uno strano caso
incontra il mondo dell'alta moda: Biki, Baratta, Soldano e gli
vengono commissionati dei gioielli (pezzi unici) per le sfilate.
Viene proiettato nei salotti più importanti della città, ma non
regge a lungo e si ritira a Este.</p>
<p>A
Milano incontra Dino Buzzati.
</p>
<h4>1971:</h4>
<p>Nel
1971 alla Galleria "Bevilacqua La Masa", conosce Giuseppe
Marchiori che diventerà assiduo frequentatore dello studio di
Cortelazzo a Este. Tramite Marchiori incontra Gianni Berengo Gardin
che per alcuni anni fotograferà tutta l'opera dello scultore.</p>
<p>Guido
Perocco lo presenta alla mostra presso la Galleria "La
Chiocciola" di Padova.</p>
<h4>1972:</h4>
<p>Alla
Galleria "Viotti" di Torino lo scultore può esporre alcuni
pezzi profondamente "suoi", tra i più significativi della
produzione, quali i bronzi <i>Toro
seduto, Strillone, Pesce</i>.
Viene notato da Davide Lajolo, che scriverà sul suo giornale Vie
Nuove e diventerà amico oltre che estimatore di Cortelazzo.</p>
<p><a name="_GoBack"></a>
Il suo
bisogno di ricercare esteticamente ed eticamente, bisogno che non fu
saziato dalla sua stessa vita, lo porta a sperimentare tutti i
materiali che incontra e lo incuriosiscono; non smette mai di
indagare le possibilità del bronzo ma lavora anche la pietra,
l'alabastro, l'onice, durante precisi archi di tempo; ama molto il
legno al quale spesso ritorna, come pure al ferro ma rimane sempre
aperto anche alla sperimentazione di altri materiali come
vetroresina, titanio e alluminio.</p>
<h4>1973:</h4>
<p>Giuseppe
Marchiori lo presenta alla Galleria "Cortina" di Milano.
Delle sculture in legno egli scriveva: Nella scelta e nell'intaglio
del legno, la concezione delle forme assume caratteri diversi, spesso
riferibili, per lo stile, piuttosto a Zadkine che a Moore,
soprattutto per la ricerca di una verità legata al sentimento della
natura, al rapporto segreto con la natura in alcune sue forme
primigenie, diventate poi, nella scultura, forme primitive.
Cortelazzo ama tuttavia aggredire i grossi tronchi d'albero con
sgorbie, scalpelli e mazzuolo, per ridurli nelle figure della sua
fantasia: ama la dura fatica dello scolpire "per via di
togliere", con la stessa passione dello scultore russo, dominato
da una sorta di meraviglia ancestrale, mai attenuata dalla sua
civiltà di artista moderno... Vediamo così a riprova della verità
raggiunta, in uno stretto rapporto con la natura, due legni del 1971,
<i>Kama </i>e <i>Il
più grande e il più piccolo</i>,
entrare (e adeguarsi) nell'ampio spazio dei campi, tra la fitta
vegetazione, in una distesa, chiusa all'orizzonte dalle colline
ondulate verdi azzurrine.</p>
<h4>1974:</h4>
<p>L'attività
in bronzo, che è sempre continuata a fianco della sperimentazione di
nuovi materiali, novera nel 1974 <i>Il
Brigantino, Farfalla-luce e Toro</i>,
su cui Giuseppe Mazzariol ha scritto: “In queste tre opere che vi
cito vi è una netta e manichea contrapposizione di oro e nero, di
luce e buio; poi dentro a ciascuno di questi oggetti vi sono degli
spazi immediati che ti accolgono e ti stringono, ti mettono proprio
alle strette; sono specie di gabbie che improvvisamente si aprono e
si chiudono. Sono delle armature, delle corazze, degli elmi, ma io
faccio questi riferimenti solo per analogia; mi riferisco a cose che
non hanno niente a che vedere con questi oggetti. È un modo per
spiegarmi queste opere straordinarie che, secondo me, rientrano nella
storia della scultura di questo secolo in una maniera precisa,
occupando uno spazio non da altri occupato. Queste opere le cito
perché sono un momento importante dello sviluppo linguistico del
Cortelazzo, cioè della formazione di quel linguaggio plastico per
cui egli si differenzia da tutti gli altri, si autonomizza ed è lui,
solo lui”.</p>
<p>Tra
il 1974 e il 1976 Cortelazzo produce anche una fitta schiera di
sculture in pietra di Vicenza di grandi dimensioni, tra cui vale la
pena di ricordare <i>Fiore
e Toro.</i></p>
<p>I
titoli di Cortelazzo non sono sempre strettamente indicativi delle
opere alle quali sono stati apposti, obbedendo, a quanto ci è stato
dato di capire, più a suggestioni, anche verbali, che a una
dichiarata intenzionalità o a un esplicito programma. Cortelazzo,
scultore, conosceva attraverso la materia non con la parola e
percepiva il titolo di un'opera come una semplificazione risibile. Di
questo pensiero rimane traccia negli appunti pubblicati nel catalogo
della mostra alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia del
maggio-settembre 1990.</p>
<h4>1975:</h4>
<p>Il
museo d'Arte Moderna di Ca' Pesaro acquista l'opera <i>Destino</i>.
Nello stesso periodo egli saggia le possibilità formali di alabastro
e onice. Del 1975 sono<i>
Il bacio</i>
e <i>Metamorfosi
</i>in
alabastro, due sculture particolarmente felici, contrassegnate da
trasparenze bianco-pallide e da tutta una serie di riflessi che
vitalizzano le masse volumetriche, rendendole di estrema sensibilità,
come una lastra fotografica, alla pioggia della luce.</p>
<p>Quanto
ai risultati sull'onice, in <i>Grano
di luce</i>
e <i>Nudo</i>,
sempre del 1975, giocate sui toni dal verde scuro al verde chiaro,
secondando le estrose venature della materia, in grandi blocchi
tirati a lucido (di dimensioni assolutamente eccezionali per questo
materiale), Cortelazzo ottiene un altro dei suoi misteriosi risultati
svuotando la materia, scavandola, ottenendone sinuose concavità,
forandola al centro, aprendovi una specie di tunnel nel caso di Grano
di luce.</p>
<p>Le
opere di Cortelazzo iniziano a uscire dall'ambito nazionale; sarà
Giulio Carlo Argan, dopo averlo incontrato alla Galleria "Zanini"
di Roma nel 1975, a presentarlo in Germania alla Galleria "G"
di Berlino e in Austria, poi andrà in Francia e in America Latina.</p>
<p>Giulio
Carlo Argan, entrando perentoriamente con la sua sapienza dentro il
fare artistico di Cortelazzo, scriveva: “Le sue opere in bronzo,
onice, alabastro, colpiscono per l'alto grado di elezione formale: il
lavoro dello scultore, per lui, è una meditazione (e, lo dico
subito, di tipo neoplatonico) fatta con gli occhi e con le mani”.</p>
<h4>1976:</h4>
<p>È
un altro anno particolarmente felice, che vede uscire dalla sua
officina una foltissima serie di opere: <i>Città,
Forme plastiche, Sequenza di volumi, Volumi in armonia, Torsione,
Momento ritmico, Libertà, Visione marina, Forma pura, Profeti, Trio,
Incontro con un personaggio, Famiglia, Danza e Guerrieri</i>;
scrive Giuseppe Marchiori: Questo periodo attivo, in cui si
manifestano spunti che saranno poi sviluppati... con una limpida
coscienza, prima di tutto nelle sculture in bronzo, poi nei
bassorilievi e nei gioielli, quasi per completare l'arco di una
ricerca unitaria, questo periodo assume un significato più ampio,
prendo la via alle opere del 1977 e ad alcune del 1978 che segnano
una nuova svolta monumentale.</p>
<h4>1977:</h4>
<p>Da
un punto di vista espositivo è stato un anno assai impegnativo:
Argan lo presenta alla Galleria "Frankfurter" di
Francoforte, alla "Ursus-Presse" di Dusseldorf, alla
"Monica Beck" di Schwarzenaker e a "L'Arcobaleno"
di Roma. Incontra il fotografo Enrico Cattaneo.</p>
<p>Per
esplorare l'ambito emotivo e intellettuale di Cortelazzo, sono parte
assai importante i bassorilievi eseguiti a partire dal 1977, dei
quali Marchiori scrive: Si riconoscono voli saettanti di figure
acute, che attraversano lo spazio come bolidi meccanici o, secondo un
paragone più domestico e vagamente romantico, come uno sciame di
rondini che tagliano, precipiti, il cielo stridendo in picchiate
vertiginose.</p>
<p>Il
maestro Riccardo Muti gli fa la prima visita nello studio di Este: un
incontro significativo per entrambi gli artisti.</p>
<h4>1978:</h4>
<p>Lascia
l'insegnamento per dedicarsi completamente al suo febbrile lavoro di
ricerca estetica.</p>
<p>In
questo periodo Cortelazzo mette a fuoco in maniera anche teoricamente
definitiva il concetto di "figurativo indiretto" che era
alla base della sua scultura dai primi anni anni '70. Secondo
l'artista l'opera deve colpire la psiche del fruitore facendogli
costruire una sua figura che può essere diversa da quella di un
altro fruitore, perché dipende dalla sua educazione, dalla sua forza
immaginativa, dalla sua sensibilità e anche dallo stato psicologico
in cui si trova.</p>
<h4>1980:</h4>
<p>Si
inaugura la casa-studio di Este, ricavata nella casa colonica paterna
dall'architetto Arrigo Rudi.</p>
<p>La
casa-studio diventerà luogo di incontro per artisti, intellettuali e
critici quali Giuseppe Marchiori, Raffaele De Grada, Davide Lajolo,
Riccardo Muti, Giulio Carlo Argan, Palma Bucarelli, Giuseppe
Mazzariol, Enzo Fabiani.</p>
<p>La
serie delle <i>Foglie</i>
in bronzo, cominciata nella seconda metà degli anni 70 continua ad
evolversi negli anni ’80 e con esse la poetica dei tagli e
l'utilizzo della luce nella sua scultura assumono esiti inediti. La
figura umana scompare quasi definitivamente dalla sua iconografia,
nelle sculture di minori dimensioni, mentre rimane il soggetto di una
numerosa serie di tronchi di ulivo (<i>Coppia,
Urlo, Nudo</i>
ecc.).</p>
<h4>1983-84:</h4>
<p>Nel
1983 avviene l'incontro con Giuseppe Mazzariol con
il quale si instaura un profondo sodalizio.</p>
<p>Comincia
la sperimentazione di quello che Gino Cortelazzo chiamava “il
colore”. Gli effetti-luce ottenuti con le contrapposizioni di oro
e nero, o con le patinature e dorature delle Foglie, o con le
inserzioni di vuoti e incavi nelle sculture in legno o in ferro,
vengono consapevolmente superati dall'introduzione di un particolare
impasto di resine epossidiche colorate e cristalli di quarzo come
materiale per la scultura. “Non è un colore aggiunto, non è il
dare un colore a una superficie, il che da Mirò a Calder è comune
nella scultura di questo secolo, ma è cercare il colore dentro alla
forma plastica, per affrancarla dalla propria fisicità opprimente”,
spiegava Giuseppe Mazzariol e continuava: “Mi pare che il passo
verso la scelta dei cromi, ottenuta faticosamente attraverso ricerche
di carattere tecnologico, porti il Cortelazzo a occupare una
posizione tutta sua, molto particolare, e mi pare una specie di
risposta, io l'ho già detto in un'altra occasione, a un'esigenza che
è dell'ultimo Martini. Il Martini più sofferente, quello di
<i>Scultura
Lingua Morta</i>".</p>
<h4>1985:</h4>
<p>Nel 1985 Gino Cortelazzo raggiunge un linguaggio assolutamente personale
ed originale che riscuote grande interesse da parte della critica più
avvertita. Quest'ultimo periodo è caratterizzato dai temi
naturalistici delle sculture che includono anche il paesaggio e dalla
progettualità monumentale delle opere le cui altezze raggiungono
anche i 10 m (si vedano ad es., i disegni <i>84
354-391 Album M 1984</i>).
Particolarmente emblematiche, oltre alla serie delle <i>Civette</i>,
sono <i>Il castello, Luna a
Miami e Luna a Key West, </i>titolo
che porta l'eco del suo amore per Hemingway e dei suoi frequenti
viaggi americani.</p>
<p>Il 1985
con alti e bassi sembra andare come ogni altro anno, in particolare
agli inizi di novembre tutto sembra andare bene: riceve la
commissione per un monumento di 10 metri, acquista il biglietto per
un viaggio a San Diego in California a metà mese e a fine mese viene
invitato alla Biennale di Venezia del 1986. Ma nulla di tutto questo
avrà luogo perchè Gino Cortelazzo il 6 novembre 1985, a 58 anni
decide inaspettatamente di darsi la morte.</p>
<p>Gino
Cortelazzo lascia una fitta presenza di estimatori e amici che ancora
oggi tramite convegni, studi critici e mostre diffondono la
conoscenza delle straordinarie forme poetiche cui era giunto.</p>
<h4>1987:</h4>
<p>Ad
un’ anno dalla morte di Gino Cortelazzo, il 7 Novembre 1987
Giuseppe Mazzariol orgnizza ad Este una giornata di studi sull’opera
di Gino Cortelazzo, con relazioni e interventi di Giulio Carlo Argan,
Raffaele De Grada, Umberto Mastroianni, Giuseppe Mazzariol, Paolo
Rizzi, Giorgio Segato e Simone Viani, a cui parteciperanno anche
molti amici e collezionisti tra cui il Maestro Riccardo Muti.</p>
<h4>1990:</h4>
<p>In
concomitanza con La Biennale di Venezia 1990, la Fondazione Querini
Stampalia di Venezia realizza un progetto di Giuseppe Mazzariol,
scomparso l’ anno precedente, riguardante la retrospettiva <i>“Gino
Cortelazzo”,</i> curata da
Virginia Baradel, con presentazione di Giulio Carlo Argan e testi di
Virginia Baradel, Lucia e Paola Cortelazzo, Raffaele De Grada,
Giuseppe Mazzariol e Claudio Spadoni.
</p>
<h4>1991:</h4>
<p>Giornata
di studio sull’opera di Gino Cortelazzo a cura di Virginia Baradel
ed Enrico Crispolti alla Fondazione Querini Stampalia,Venezia.</p>
<h4>1992:</h4>
<p>Alla
Casa dei Carraresi di Treviso, si tiena la retrospettiva <i>“Gino
Cortelazzo”</i> a cura di
Luigina Bortolatto, con testi di Luigina Bortolatto, Raffaele De
Grada, Fred Licht e Giuseppe Mazzariol.
</p>
<p>Nello
stesso anno l’ International Inner Wheel Club di Este e il Rotary
International Club di Este, patrocinano la manifestazione “<i>Per
Gino Cortelazzo”</i>,
coordinata da Virginia Baradel con interventi di Virginia Baradel
(curatrice), Chiara Bertola, Massimo Carboni, Marta Mazza, Lorella
Giudici, Roberto Pasini, Elena Pontiggia, Luca Telò, pubblicati nel
volume “<i>Per Gino
Cortelazzo”</i>, Rotary Club,
1992.</p>
<h4>1995:</h4>
<p>Nel
1995 alla Pescheria Vecchia di Este, a cura di Sileno Salvagnini,
viene organizzata la Retrospettiva <i>“L’oggetto
ansioso. Colore e materia nella scultura di Gino Cortelazzo” </i>con
presentazione di Lorenza Trucchi.</p>
<h4>1999:</h4>
<p>Nell’
ambito della serie “Percorsi d’ arte”, Paolo Rizzi organizza
una presentazione delle opere di Gino Cortelazzo nel suo studio di
Este.
</p>
<h4>2002:</h4>
<p>L’Assessorato alla Cultura della Provincia di Padova organizza la manifestazione “<i>Mese delle Cultura - Giugno 2002 – Scultori Veneti e omaggio a Luciano Minguzzi”</i> che prevedeva una serie di mostre e manifestazioni sia nella città di Padova che in vari centri della provincia. Ad Este vennero organizzate la mostra “<i>Omaggio a Luciano Minguzzi”</i> nella Pescheria Vecchia e una serie di visite allo Studio di Gino Cortelazzo.</p>
<h4>2004:</h4>
<p>Il Comune di Cividale del Friuli organizza la retrospettiva <i>“Gino Cortelazzo: Scolpire lo spazio per inglobare il vuoto” </i>a cura di Giuseppe Raffaelli nello spazio della chiesa sconsacrata di Santa Maria dei Battuti di Cividale del Friuli.</p>
<h4>2011:</h4>
<p>Il Comune di Padova nel 2011 organizza la retrospettiva <i>“Gino Cortelazzo: La scultura come materia, struttura, colore” </i>al Centro Culturale San Gaetano di Padova, a cura di Giuseppina Dal Canton, con testi di Giovani Bianchi, Giuseppina Dal Canton, Alessia Castellani, Chiara Costa e Stefano Franzo.
</p>
<h4>2013-2014:</h4>
<p>Nel periodo dicembre 2013 - aprile 2014, al Museo d’ Arte Moderna Mario Rimoldi di Cortina d’ Ampezzo si tiene la mostra <i>“Gino Cortelazzo e Mario Sironi: La struttura e l’anima”, </i>ideata dall’ amico Luciano Gemin per mettere in luce sorprendenti comunanze di matrice futurista tra Gino Cortelazzo e Mario Sironi per la cura di Chiara Costa e Alessandra De Bigontina.</p>
<p><i>Testo curato da Franca Bizzotto nel 1995 e successivamente aggiornato</i></p>
</div>
</div>
</div>
<div class="accordion-item">
<h2 class="accordion-header " id="heading3c">
<button class="accordion-button collapsed" type="button" data-bs-toggle="collapse" data-bs-target="#collapse3c" aria-expanded="false" aria-controls="collapse3c">
Principali riconoscimenti
</button>
</h2>
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<div class="accordion-body">
<h3>Premi e Segnalazioni</h3>
<h4>1968</h4>
<p>I Premio per la Scultura al XXI Premio Suzzara (Mantova) 1968.</p>
<h4>1969</h4>
<p>Premio “Soragna per l’incisione bianco/nero”, Soragna (Parma) 1969.<br />Premio “Piper 2000” per i gioielli, Viareggio (Lucca) 1969.<br />Grand Prix “Viareggio 2000” per igioielli,Viareggio (Lucca) 1969.</p>
<h4>1970</h4>
<p>Premio Erice “Venere d’argento”, Erice (Trapani) 1970.</p>
<p>I Premio alla “Rassegna Nazionale di Scultura”,Modena 1970.</p>
<h4>1970</h4>
<p>Premio dell’ascesa “Jumbo Jet d’oro per i gioielli”, Sanremo (Imperia) 1971.</p>
<h4>1973</h4>
<p>Medaglia d’ oro del Ministero degli Affari Esteri,XXII Biennale Romagnola, Forlì 1973.</p>
<h4>1974</h4>
<p>Premio Seregno “V Premio di Scultura”, Seregno (Milano) 1974.</p>
<h4>1975</h4>
<p>Segnalato su <em>Catalogo Bolaffi d’Arte Moderna </em>dai critici Giuseppe Marchiori<em> </em>e Guido Perocco</p>
<h4>1977</h4>
<p>Segnalato su <em>Catalogo Bolaffi della scultura italiana </em>dal critico Paolo Rizzi</p>
<h4>1980</h4>
<p>Segnalato su <em>Catalogo Bolaffi della scultura italiana </em>dal critico Paolo Rizzi</p>
<h4>1982</h4>
<p>Premio acquisto alla XIII Biennale Internazionale del Bronzetto e della Piccola Scultura, Padova 1982.</p>
<h3>Giornate di studio e altre manifestazioni</h3>
<h4>1987</h4>
<p><em>Giornata di studi sull’opera di Gino Cortelazzo, </em>Este (Padova), 7 novembre 1987, coordinamento e cura di Giuseppe Mazzariol con relazioni e interventi di Giulio Carlo Argan, Raffaele De Grada, Umberto Mastroianni, Giuseppe Mazzariol, Paolo Rizzi, Giorgio Segato, Simone Viani, pubblicati negli atti del convegno con prefazione di Giulio Carlo Argan.</p>
<h4>1991</h4>
<p><em>Giornata di studio sull’opera di Gino Cortelazzo </em>a cura di Virginia Baradel<em> </em>ed Enrico Crispolti, Fondazione</p>
<p>Querini Stampalia,Venezia.</p>
<h4>1992</h4>
<p>Manifestazione <em>Per Gino Cortelazzo </em>patrocinata dall’ International Inner<em> </em>Club di Este e dal Rotary International Club di Este, coordinamento e cura di Virginia Baradel. Relazioni di Virginia Baradel (curatrice), Chiara Bertola, Massimo Carboni, Marta Mazza, Lorella Giudici, Roberto Pasini, Elena Pontiggia, Luca Telò, pubblicate nel volume <em>Per Gino Cortelazzo</em>.</p>
<h4>1999</h4>
<p><em>Percorsi d’ arte: Presentazione delle opere a cura di Paolo Rizzi.</em> Studio Gino Cortelazzo, Este (Padova).</p>
<h4>2002</h4>
<p><em>Mese delle Cultura - Giugno 2002 – Scultori Veneti e omaggio a Luciano Minguzzi: Presentazione delle opere a cura di Giorgio Segato.</em> Studio Gino Cortelazzo, Este (Padova).</p>
</div>
</div>
</div>
<div class="accordion-item">
<h2 class="accordion-header " id="heading4c">
<button class="accordion-button collapsed" type="button" data-bs-toggle="collapse" data-bs-target="#collapse4c" aria-expanded="false" aria-controls="collapse4c">
Musei e collezioni pubbliche
</button>
</h2>
<div id="collapse4c" class="accordion-collapse collapse" role="region" aria-labelledby="heading4c">
<div class="accordion-body">
<h4>Galleria Nazionale d' Arte Moderna - Roma</h4>
<p><a href="/archivio-opere/668">74-38 Il brigantino</a> (Scultura h. 73 cm)</p>
<h4>Galleria d'Arte Contemporanea, Musei Vaticani, Città del Vaticano</h4>
<p><a href="/archivio-opere/3043">81-23 Crocefisso</a> (Scultura h. 60 cm)</p>
<h4>Galleria Civica di Arte Contemporanea, Suzzara (MN)</h4>
<p><a href="/archivio-opere/4">67-12 Operaio</a> (Scultura h. 200 cm)</p>
<h4>Mart - Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto Rovereto (TN)</h4>
<p><a href="/archivio-opere/496">79-4 Scenografia</a> (Scultura h. 163 cm)</p>
<h4>Museo Ca’ Pesaro, Venezia </h4>
<p><a href="/archivio-opere/713">68-22 Chimera</a> (Scultura h. 80 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/2991">73-30 Destino</a> (Scultura h. 73 cm)</p>
<h4>Musei Civici agli Eremitani, Padova</h4>
<p><a href="/archivio-opere/514">81-13 Piccolo teatro</a> (Scultura h. 51 cm)</p>
<h4>Museo Luigi Bailo (Treviso)</h4>
<p><a href="/archivio-opere/519">82-1 L’urlo (Scultura h. 230 cm)</a></p>
<h4>Museo Rimoldi Cortina d’ Ampezzo (Belluno)</h4>
<p><a href="/archivio-opere/841">75-7 Lirica lunare</a> (Scultura h. cm 60)</p>
<h4>Museo d'Arte Moderna Cà La Ghironda, Zola Predosa, Bologna</h4>
<p><a href="/archivio-opere/538">85-21 Il nudo</a> (Scultura h. 220 cm)</p>
<h4>Fondazione Querini Stampalia - Venezia</h4>
<p><a href="/archivio-opere/3004">76-41 In cammino</a> (Scultura h. 163 cm)</p>
<h4>Fondazione Davide Lajolo - Milano - <a href="https://www.lombardiabeniculturali.it/ricerca/?q=cortellazzo">Lombardia Beni Culturali: Cortellazzo</a></h4>
<p><a href="/archivio-opere/584">71-12 Primo volo</a> (Scultura h. 24 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/4101">73-45 I due</a> (Scultura h. 40,5 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/829">74-24 Ala di uccello</a> (Scultura h. 52 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/735">76-29 tre moschettieri</a> (Scultura h. 32 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/772">77-17 Piccolo fiore</a> (Scultura h. 15 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/779">77-29 Trofeo piccolo</a> (Scultura h. 35 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/494">79-2 Lottatori</a> (Scultura h. 15 cm)</p>
<h4>Casa Museo Remo Brindisi, Comacchio (Ferrara)</h4>
<p><a href="/archivio-opere/620">73-17 Sfiorando (Scultura h. 55 cm)</a></p>
<h4>Fondazione Cini - Venezia</h4>
<p>Corpus grafico di tutte le incisioni e di una selezione di disegni</p>
<h4>Collezione Curia Vescovile di Padova,</h4>
<p><a href="/archivio-opere/979">84-5 Crocefisso bianco</a> (Scultura h. 380 cm)</p>
<h4>Collezione permanente Fondazione Intesa San Paolo (da Collezione Banca Cattolica-Torri di Quartisolo-Vicenza)</h4>
<p><a href="/archivio-opere/671">74-41 Regina (Beatrice)</a> (Scultura h. 100 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/676">74-46 La distinzione</a> (Scultura h. 36 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/698">75-27 Sequenza di piani</a> (Scultura h. 73 cm)</p>
<h4>Collezione permanente Fondazione Intesa San Paolo (da Banco ambrosiano-Torri di Quartisolo-Vicenza)</h4>
<p><a href="/archivio-opere/705">76-4 Fuoco</a> (Scultura h. 78 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/706">76-5 Momento ritmico</a> (Scultura h. 87 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/716">76-10 Danza</a> (Scultura h. 77 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/717">76-11 Città</a> (Scultura h. 60 cm)</p>
<h4>Collezione permanente Fondazione Intesa San Paolo (da Collezione Fondazione Cariparo )</h4>
<p><a href="/archivio-opere/602">72-27 Coro</a> (Scultura h. 45 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/755">76-53 Chiaro di luna</a> (Scultura h. 95 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/702">76-1 Profeti</a> (Scultura h. 80 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/744">76-42 Sirio</a> (Scultura h. 111 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/765">77-10 L’ Assisa</a> (Scultura h. 25 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/778">77-29 Trofeo grande</a> (Scultura h. 60 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/779">77-29 Trofeo piccolo</a> (Scultura h. 35 cm)</p>
<h4>Collezione Banco BPM (da Collezione Banca Popolare)</h4>
<p><a href="/archivio-opere/2992">73-44 L’ Unico</a> (Scultura h. 150 cm)</p>
<h4>Collezione Monte dei Paschi (da Collezione Fondazione Banca Antonveneta), Palazzo dei Montivecchi, Padova</h4>
<p><a href="/archivio-opere/520">82-2 La coppia</a> (Scultura h. 230 cm)</p>
<h4>Collezione Crediveneto (da Collezione Cassa Rurale del Montagnanese)</h4>
<p><a href="/archivio-opere/3003">76-7 Lirica lunare</a> (Scultura h. cm 60)</p>
<h4>Comune di Padova, Parco Europa, Padova</h4>
<p><a href="/archivio-opere/534">85-3 Foca (Omaggio a Venezia)</a> (Scultura h. 500 cm)</p>
<h4>Comune di Treviso, Ponte di San Martino, Treviso</h4>
<p><a href="/archivio-opere/532">85- Luna a Miami</a> (Scultura h. 370 cm)</p>
<h4>Comune di Este, Cinta muraria carrarese, Este</h4>
<p><a href="/archivio-opere/848">75-28 Colonna del viandante</a> (Scultura h. 500 cm)</p>
<h4>Comune di Saonara, Piazzale San Martino, Saonara (Padova)</h4>
<p><a href="/archivio-opere/2946">68-24 Monumento ai caduti</a> (Scultura h. 200 cm)</p>
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