{% extends "base.html.twig" %}
{% block pageTitle %} Archivio Biografia {% endblock %}
{% block pageStyle %}
{{ parent() }}
{% endblock %}
{% block pageScriptsHeader %}
{{ parent() }}
{% endblock %}
{% block navigation %} {{ parent() }} {% endblock %}
{% block upperMainContainer %}
{% endblock %}
{% block mainContainer %}
<section id="biografia-1" class="container">
<h2>Biografia breve</h2>
<div class="content">
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=QWI_q04eJW8" rel="external noopener">Biografia di Gino Cortelazzo (2,52 minuti)</a></p>
<iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/QWI_q04eJW8?si=MO3jQ7rUNmYTH-9Q" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
{#
<p class="mt-3">Gino Cortelazzo nasce a Este il 31 ottobre 1927 da una famiglia di proprietari terrieri che non intende assecondarlo nella sua vocazione per le arti figurative. Viene quindi avviato, con una riluttanza da parte sua non ancora conclamata ma già nascente, agli studi di agraria. Ottenuto il diploma, conseguentemente Cortelazzo si iscrive alla facoltà di agraria. Ne frequenta, senza troppa convinzione, soltanto il primo anno. Ma in compenso, da autodidatta vorace, si formerà una solida cultura umanistica.</p>
<p>Dopo una breve esperienza lavorativa in Sud America, nel 1949 rientra nell'azienda paterna e non senza contrasti inizia una fortunata attività di vivaista.</p>
<p>Si sposa nel 1951 con Lucia Arbustini e l'anno successivo nasce il primo figlio, Guido, mentre Paola vedrà la luce nel 1956.</p>
<p>Sono anni forse dubbiosi, di mancata proiezione all'esterno di crucci e problemi, ma anche di profonda e definitiva maturazione. Cortelazzo è stato uomo di fitte e raffinate letture. La sua formazione culturale, nell'immediato dopoguerra, è suggestionata dal pensiero degli esistenzialisti, soprattutto attraverso le prove narrative di Sartre e Camus, ma non era meno interessato da Joyce e Virginia Woolf.</p>
<p>Egli comunque spaziava con grande capacità d'intuizione dalle arti figurative alla letteratura; leggeva Goethe, Musil, amava Kafka e conosceva profondamente Freud anche se prediligeva Jung. Nello stesso tempo raccoglieva le pubblicazioni di Nicolò e Giovanni Pisano, di Jacopo della Quercia, di Brunelleschi, di Donatello e di Boccioni fra gli artisti contemporanei, che egli considerava i suoi maestri ideali.</p>
<p>Nel 1962 a 33 anni, Gino Cortelazzo, al tempo vivaista di successo con moglie e due figli, decide di lasciare tutto per iscriversi all'Accademia d'Arte di Bologna. Allievo di Umberto Mastroianni, si diploma nel 1967 dopo essere diventato uno dei suoi allievi prediletti.</p>
<p>Nell'elaborazione della sua poetica Cortelazzo cerca di osservare e studiare i temi che trascorrono nell'Italia di quegli anni, senza lasciarsi coinvolgere dagli empiti del neorealismo. Ma, immerso nei suoi giorni, Cortelazzo non può, per quanto avvertito, non risentirne gli influssi. E infatti la prima opera che comincerà a far circolare il suo nome tra gli addetti avrà un titolo assai indicativo di ciò: <em>Operaio.</em> Con <em>Operaio</em> Gino Cortelazzo vince inaspettatamente, da vero “out-sider”, il Premio Suzzara. Il registro del bronzo è ormai quello suo, tipico del Cortelazzo che riuscirà a farsi uno spazio di tutto riguardo nei giudizi dei critici più avvertiti.</p>
<p>È sull'onda del successo ottenuto con <em>Operaio</em> inizia una stagione espositiva che lo porta ad esporre nelle maggiori città italiane.</p>
<p>Nel 1970 Raffaele De Grada lo chiama a insegnare scultura all'Accademia sperimentale di Ravenna vicino a Massimo Carrà, Giò Pomodoro, Luca Crippa, Tono Zancanaro. Dunque Cortelazzo sta costruendosi sulla propria pelle il suo alfabeto, scegliendo gli affini ma soprattutto scartando i diversi, cioè quasi tutti. Ed è chiaro che in queste opere del suo primo periodo, su cui parrebbe incombere la pur feconda ombra di Mastroianni e dietro ad essa, ma quanto sfumata!, quella dei futuristi, l'attribuzionistica dei critici diventa un'impresa onerosa e anche ingiusta nei confronti dell'autore. Per uno strano caso incontra il mondo dell'alta moda: Biki, Baratta, Soldano e gli vengono commissionati dei gioielli (pezzi unici) per le sfilate. Viene proiettato nei salotti più importanti della città di Milano, ma non regge a lungo e si ritira a Este. A Milano conosce Dino Buttati e Davide Lajolo, con il quale rimarrà legato da profonda amicizia. Il suo bisogno di ricercare esteticamente ed eticamente, bisogno che non fu saziato dalla sua stessa vita, lo porta a sperimentare tutti i materiali che incontra e lo incuriosiscono; non smette mai di indagare le possibilità del bronzo ma lavora anche la pietra, l'alabastro, l'onice, durante precisi archi di tempo; ama molto il legno al quale spesso ritorna, come pure al ferro.</p>
<p>La sua ricerca è molto apprezzata da Guido Perocco e Giuseppe Marchiori che diventeranno assidui frequentatori del suo studio. Nel 1973 Giuseppe Marchiori lo presenta alla Galleria Cortina di Milano, una mostra che a Cortelazzo rimarrà particolarmente cara per i consensi ricevuti. A Milano nello stesso anno incontra Gianni Berengo Gardin ed Enrico Cattaneo che fotograferanno le opera dello scultore.</p>
<p>I titoli di Cortelazzo non sono sempre strettamente indicativi delle opere alle quali sono stati apposti, obbedendo, a quanto ci è stato dato di capire, più a suggestioni, anche verbali, che a una dichiarata intenzionalità o a un esplicito programma. Cortelazzo, scultore, conosceva attraverso la materia non con la parola e percepiva il titolo di un'opera come una semplificazione risibile. Di questo pensiero rimane traccia negli appunti pubblicati nel catalogo della mostra alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia del maggio-settembre 1990.</p>
<p>Nel 1975 il museo d'Arte Moderna di Ca' Pesaro acquista la scultura <em>Destino</em> ed in quel periodo le opere di Cortelazzo iniziano a uscire dall'ambito nazionale; sarà Giulio Carlo Argan, dopo averlo incontrato alla Galleria Zanini di Roma nel 1975, a presentarlo in Germania alla Galleria G di Berlino e in Austria, poi andrà in Francia e in America Latina.</p>
<p>Nel 1978 decide di lasciare l'insegnamento per dedicarsi completamente al suo febbrile lavoro di ricerca estetica. Inaugura la casa-studio di Este, ricavata nella casa colonica paterna dall'architetto Arrigo Rudi, che diventa luogo di incontro per artisti, intellettuali e critici quali il Maestro Riccardo Muti, Palma Bucarelli, Paolo Rizzi, Enzo Fabiani. In questo periodo Cortelazzo mette a fuoco in maniera anche teoricamente definitiva il concetto di figurativo indiretto che era alla base della sua scultura dalla metà degli anni '70. Secondo l'artista l'opera deve colpire la psiche del fruitore facendogli costruire una sua figura che può essere diversa da quella di un altro, perché dipende dalla sua educazione, dalla sua forza immaginativa, dalla sua sensibilità e anche dallo stato psicologico in cui si trova.</p>
<p>La serie delle <em>Foglie</em> in bronzo comincia con i primi anni '80 e con esse la poetica dei tagli e l'utilizzo della luce nella sua scultura assumono esiti inediti. Nel 1983 avviene l'incontro con Giuseppe Mazzariol con il quale inizia un profondo sodalizio. Nel 1984 comincia la sperimentazione del colore. Gli effetti-luce ottenuti con le contrapposizioni di oro e nero, o con le patinature e dorature delle <em>Foglie</em>, o con le inserzioni di vuoti e incavi nelle sculture in legno o in ferro, vengono consapevolmente superati dall'introduzione del colore come materiale per la scultura. “Non è un colore aggiunto, non è il dare un colore a una superficie, il che da Mirò a Calder è comune nella scultura di questo secolo, ma è cercare il colore dentro alla forma plastica, per affrancarla dalla propria fisicità opprimente”, spiegava Giuseppe Mazzariol e continuava: “Mi pare che il passo verso la scelta dei cromi, ottenuta faticosamente attraverso ricerche di carattere tecnologico, porti il Cortelazzo a occupare una posizione tutta sua, molto particolare, e mi pare una specie di risposta, io l'ho già detto in un'altra occasione, a un'esigenza che è dell'ultimo Martini. Il Martini più sofferente, quello di <em>Scultura Lingua Morta</em>".</p>
<p>Quest'ultimo periodo è caratterizzato da sculture dedicate a temi di paesaggio e dalle dimensioni monumentali delle opere che prevedono anche10 m di altezza (si vedano ad es., i disegni <em>84 354-391 Album M 1984</em>). Particolarmente emblematiche, oltre alla serie delle <em>Civette</em>, sono <em>Castello ed albero, Luna a Miami e Luna a Key West, </em>titolo che porta l'eco del suo amore per Hemingway e dei suoi frequenti viaggi americani.</p>
<p>Nel 1985 Gino Cortelazzo raggiunge un linguaggio personale ed originale che apre nuove strade e riscuote grande interesse da parte della critica più avvertita. Il1985 sembra andare come ogni altro anno con alti e bassi, in particolare agli inizi di novembre tutto sembra andare bene: riceve la commissione per un monumento di 10 metri, acquista il biglietto per un viaggio a San Diego in California a metà mese e a fine mese viene invitato alla Biennale di Venezia del 1986. Ma nulla di tutto questo avrà luogo perchè Gino Cortelazzo il 6 novembre 1985, a 58 anni decide inaspettatamente di togliersi la vita. Il 7 Novembre 1987 Giuseppe Mazzariol organizza ad Este una giornata di studi sull’opera di Gino Cortelazzo, con relazioni e interventi di Giulio Carlo Argan, Raffaele De Grada, Umberto Mastroianni, Paolo Rizzi, Giorgio Segato e Simone Viani, a cui parteciperanno anche molti amici e collezionisti tra cui il Maestro Riccardo Muti.</p>
<p>Gino Cortelazzo lascia una fitta presenza di estimatori e amici che ancora oggi tramite convegni, studi critici e mostre diffondono la conoscenza delle straordinarie forme poetiche cui era giunto. Tra le varie iniziative si ricordano la giornata di studio organizzata ad Este il 7 novembre 1987 nel 1987 da Giuseppe Mazzariol, con relazioni e interventi di Giulio Carlo Argan, Raffaele De Grada, Umberto Mastroianni, Giuseppe Mazzariol, Paolo Rizzi, Giorgio Segato, Simone Viani e nel 1990, in concomitanza con La Biennale di Venezia di quell’ anno, la retrospettiva <em>“Gino Cortelazzo”,</em> alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia, a cura di Virginia Baradel, con presentazione di Giulio Carlo Argan e testi di Virginia Baradel, Lucia e Paola Cortelazzo, Raffaele De Grada, Giuseppe Mazzariol e Claudio Spadoni. Nel 1992 la retrospettiva <em>“Gino Cortelazzo”</em> alla Casa dei Carraresi di Treviso, a cura di Luigina Bortolatto, con testi di Luigina Bortolatto, Raffaele De Grada, Fred Licht, Giuseppe Mazzariol. Nel 1995 la Retrospettiva <em>“L’oggetto ansioso. Colore e materia nella scultura di Gino Cortelazzo” </em>alla Pescheria Vecchia di Este a cura di Sileno Salvagnini. Nel 2004 la retrospettiva<em> “Gino Cortelazzo: Scolpire lo spazio per inglobare il vuoto”</em> nello spazio della chiesa sconsacrata di Santa Maria dei Battuti a Cividale del Friuli, a cura di Giuseppe Raffaelli. Nel 2011 la retrospettiva <em>“Gino Cortelazzo: La scultura come materia, struttura, colore”</em> al Centro Culturale San Gaetano di Padova, a cura di Giuseppina Dal Canton, con testi di Giovani Bianchi, Giuseppina Dal Canton Alessia Castellani, Chiara Costa e Stefano Franzo e la mostra, <em>“Gino Cortelazzo e Mario Sironi. La struttura e l’anima“</em><em> </em>nel periodo dicembre 2013 - aprile 2014, al Museo d’ Arte Moderna Mario Rimoldi di Cortina d’ Ampezzo, ideata dall’ amico Luciano Gemin per mettere in luce sorprendenti comunanze di matrice futurista tra Gino Cortelazzo e Mario Sironi e curata<em> </em>da Chiara Costa e Alessandra De Bigontina.</p>
<p>Testo curato da Franca Bizzotto nel 1995 e successivamente aggiornato</p>
#}
</div>
</section>
<section id="biografia-2" class="container closed">
<button class="handler">
<span class="visually-hidden">Apri/Chiudi</span>
</button>
<h2>Biografia ragionata</h2>
<div class="content">
<div class="row">
<div class="col-xl-8">
<h4>1927:</h4>
<p>Gino Cortelazzo nasce a Este il 31 ottobre da una famiglia di proprietari terrieri che non intende assecondarlo nella sua vocazione per le arti figurative.</p>
<p>Viene quindi avviato, con una riluttanza da parte sua non ancora conclamata ma già nascente, agli studi di agraria. Ottenuto il diploma, conseguentemente Cortelazzo si iscrive alla facoltà di agraria. Ne frequenta, senza troppa convinzione, soltanto il primo anno. Ma in compenso, da autodidatta vorace, si formerà una solida cultura umanistica.</p>
<p>Sono, questi, precedenti significativi, che ci possono aiutare nel reperimento di una delle fondamentali chiavi interpretative della sua successiva creatività.</p>
<h4>1949:</h4>
<p>Dopo una breve esperienza lavorativa in Sud America rientra nell'azienda paterna e non senza contrasti inizia una fortunata attività di vivaista.</p>
<p>Nel suo vivaio, Cortelazzo guarda con sempre maggiore insistenza all'aspetto delle creature vegetali, passa ore a studiarle e a guidarle, per così dire, ponendo in atto tutti gli accorgimenti tecnici per ricavarne il massimo di bellezza. Il salto verso la manualità è ormai necessitato, come un passaggio obbligato che Cortelazzo attuerà con piena consapevolezza.</p>
<h4>1951:</h4>
<p>Si sposa con Lucia Arbustini e l'anno successivo nasce il primo figlio, Guido, mentre Paola vedrà la luce nel 1956.</p>
<p>Sono anni forse dubbiosi, di mancata proiezione all'esterno di crucci e problemi, ma anche di profonda e definitiva maturazione. Cortelazzo è stato uomo di fitte e raffinate letture. La sua formazione culturale, nell'immediato dopoguerra, è suggestionata dal pensiero degli esistenzialisti, soprattutto attraverso le prove narrative di Sartre e Camus, ma non era meno interessato da Joyce e Virginia Woolf.</p>
<p>Egli comunque spaziava con grande capacità d'intuizione dalle arti figurative alla letteratura; leggeva Goethe, Musil, amava Kafka e conosceva profondamente Freud anche se prediligeva Jung. Nello stesso tempo raccoglieva le pubblicazioni di Nicolò e Giovanni Pisano, di Jacopo della Quercia, di Brunelleschi, di Donatello e di Boccioni fra gli artisti contemporanei, che egli considerava i suoi maestri ideali.</p>
<h4>1962:</h4>
<p>Si iscrive all'Accademia d'Arte di Bologna. Allievo di Umberto Mastroianni, si diploma nel 1967 dopo essere diventato uno dei suoi allievi prediletti. E Mastroianni infatti ne serberà sempre un ricordo eccezionale e persino un poco stupefatto per tanto talento dispiegato quasi in silenzio, intuendo in lui fin dall'inizio qualcosa di più di un semplice allievo e scoprendo le modalità di un'autonomia che si verrà quasi sempre più confermando nel corso del tempo.</p>
<p>Nell'elaborazione della sua poetica Cortelazzo cerca di osservare e studiare i temi che trascorrono nell'Italia di quegli anni, senza lasciarsi coinvolgere dagli empiti del neorealismo. Ma, immerso nei suoi giorni, Cortelazzo non può, per quanto avvertito, non risentirne gli influssi. E infatti la prima opera che comincerà a far circolare il suo nome tra gli addetti avrà un titolo assai indicativo di ciò: L'operaio.</p>
<h4>1968:</h4>
<p>Con la scultura <em>Operaio</em> Gino Cortelazzo vince inaspettatamente, da vero "out-sider", il Premio Suzzara.</p>
<p>È la Gazzetta di Parma, città finitima con la provincia di Mantova, dove appunto opera il Premio Suzzara, a tracciare le prime coordinate, ad opera di Gianni Cavazzini, sulle modalità operative di Cortelazzo, parlando fra l'altro di efficace sviluppo verticale di pieni e di vuoti. La sua predilezione per il verticalismo, più che per l'espansione orizzontale, in effetti sarà una costante nel corso degli anni successivi.</p>
<p>Questa scultura ha ovviamente nella storia dell'artista un suo posto di rilievo, essendo l'input attraverso il quale egli si immette in un rapporto pubblico, affrontando un giudizio, praticamente esponendosi e "facendosi vedere". In nuce, questo Operaio contiene già la carica inventiva che sarà sviluppata poi in maniera sempre più articolata, sottile e persuasiva.</p>
<p>Il registro del bronzo è ormai quello suo, tipico del Cortelazzo che riuscirà a farsi uno spazio di tutto riguardo nei giudizi dei critici più avvertiti.</p>
<p>È sull'onda del successo ottenuto con <em>Operaio</em> che troviamo, in quello stesso 1968 (dopo altre fuggevoli prove, come una mostra a Torino nel maggio del 1967), Gino Cortelazzo impegnato a esporre una serie di sue opere nell'inverno del 1968 al "Circolo degli 11" a Reggio Emilia: <em>Omaggio al maestro (dedicata a Mastroianni), La propaganda, Chiacchierio, Il potere, Der Koenig, Mondo allegro, Figure alate</em>.</p>
<h4>1970:</h4>
<p>Raffaele De Grada lo chiama a insegnare scultura all'Accademia sperimentale di Ravenna vicino a Massimo Carrà, Giò Pomodoro, Luca Crippa, Tono Zancanaro.</p>
<p>Dunque Cortelazzo sta costruendosi sulla propria pelle il suo alfabeto, scegliendo gli affini ma soprattutto scartando i diversi, cioè quasi tutti.</p>
<p>Ed è chiaro che in queste opere del suo primo periodo, su cui parrebbe incombere la pur feconda ombra di Mastroianni e dietro ad essa, ma quanto sfumata!, quella dei futuristi, l'attribuzionistica dei critici diventa un'impresa onerosa e anche ingiusta nei confronti dell'autore.</p>
<p>Nello stesso anno espone alla Galleria "Pagani" di Milano e Raffaele De Grada lo presenta in catalogo. Per uno strano caso incontra il mondo dell'alta moda: Biki, Baratta, Soldano e gli vengono commissionati dei gioielli (pezzi unici) per le sfilate. Viene proiettato nei salotti più importanti della città, ma non regge a lungo e si ritira a Este.</p>
<p>Incontra Dino Buzzati.</p>
<h4>1971:</h4>
<p>Guido Perocco lo presenta alla mostra presso la Galleria "La Chiocciola" di Padova.</p>
<h4>1972:</h4>
<p>Alla Galleria "Viotti" di Torino lo scultore atestino può esporre alcuni pezzi profondamente "suoi", tra i più significativi della produzione, quali i bronzi <em>Toro seduto, Strillone, Pesce</em>. Viene notato da Davide Lajolo, che scriverà sul suo giornale Vie Nuove e diventerà amico oltre che estimatore di Cortelazzo.</p>
<p>Il suo bisogno di ricercare esteticamente ed eticamente, bisogno che non fu saziato dalla sua stessa vita, lo porta a sperimentare tutti i materiali che incontra e lo incuriosiscono; non smette mai di indagare le possibilità del bronzo ma lavora anche la pietra, l'alabastro, l'onice, durante precisi archi di tempo; ama molto il legno al quale spesso ritorna, come pure al ferro.</p>
<h4>1973:</h4>
<p>Giuseppe Marchiori lo presenta alla Galleria "Cortina" di Milano. Il critico, conosciuto a Venezia nel 1971 alla Galleria "Bevilacqua La Masa", diventerà un assiduo frequentatore dello studio di Cortelazzo.</p>
<p>Delle sculture in legno egli scriveva: Nella scelta e nell'intaglio del legno, la concezione delle forme assume caratteri diversi, spesso riferibili, per lo stile, piuttosto a Zadkine che a Moore, soprattutto per la ricerca di una verità legata al sentimento della natura, al rapporto segreto con la natura in alcune sue forme primigenie, diventate poi, nella scultura, forme primitive. Cortelazzo ama tuttavia aggredire i grossi tronchi d'albero con sgorbie, scalpelli e mazzuolo, per ridurli nelle figure della sua fantasia: ama la dura fatica dello scolpire "per via di togliere", con la stessa passione dello scultore russo, dominato da una sorta di meraviglia ancestrale, mai attenuata dalla sua civiltà di artista moderno... Vediamo così a riprova della verità raggiunta, in uno stretto rapporto con la natura, due legni del 1971, <em>Kama </em>e <em>Il più grande e il più piccolo</em>, entrare (e adeguarsi) nell'ampio spazio dei campi, tra la fitta vegetazione, in una distesa, chiusa all'orizzonte dalle colline ondulate verdi azzurrine.</p>
<p>Nello stesso anno incontra Gianni Berengo Gardin che fotograferà tutta l'opera dello scultore.</p>
<p>Tra il 1972 e il 1974 Cortelazzo produce anche una fitta schiera di sculture in pietra di Vicenza di grandi dimensioni, tra cui vale la pena di ricordare <em>Fiore e Toro.</em></p>
<p>I titoli di Cortelazzo non sono sempre strettamente indicativi delle opere alle quali sono stati apposti, obbedendo, a quanto ci è stato dato di capire, più a suggestioni, anche verbali, che a una dichiarata intenzionalità o a un esplicito programma. Cortelazzo, scultore, conosceva attraverso la materia non con la parola e percepiva il titolo di un'opera come una semplificazione risibile. Di questo pensiero rimane traccia negli appunti pubblicati nel catalogo della mostra alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia del maggio-settembre 1990.</p>
<h4>1974-75:</h4>
<p>L'attività in bronzo, che è sempre continuata a fianco della sperimentazione di nuovi materiali, novera nel 1974 <em>Il Brigantino, Farfalla-luce e Toro</em>, su cui Giuseppe Mazzariol ha scritto: “In queste tre opere che vi cito vi è una netta e manichea contrapposizione di oro e nero, di luce e buio; poi dentro a ciascuno di questi oggetti vi sono degli spazi immediati che ti accolgono e ti stringono, ti mettono proprio alle strette; sono specie di gabbie che improvvisamente si aprono e si chiudono. Sono delle armature, delle corazze, degli elmi, ma io faccio questi riferimenti solo per analogia; mi riferisco a cose che non hanno niente a che vedere con questi oggetti. È un modo per spiegarmi queste opere straordinarie che, secondo me, rientrano nella storia della scultura di questo secolo in una maniera precisa, occupando uno spazio non da altri occupato. Queste opere le cito perché sono un momento importante dello sviluppo linguistico del Cortelazzo, cioè della formazione di quel linguaggio plastico per cui egli si differenzia da tutti gli altri, si autonomizza ed è lui, solo lui”.</p>
<p>Il museo d'Arte Moderna di Ca' Pesaro acquista l'opera <em>Destino</em>. Nello stesso periodo egli saggia le possibilità formali di alabastro e onice. Del 1975 sono Il bacio e Metamorfosi in alabastro, due sculture particolarmente felici, contrassegnate da trasparenze bianco-pallide e da tutta una serie di riflessi che vitalizzano le masse volumetriche, rendendole di estrema sensibilità, come una lastra fotografica, alla pioggia della luce.</p>
<p>Quanto ai risultati sull'onice, in <em>Grano di luce</em> e <em>Nudo</em>, sempre del 1975, giocate sui toni dal verde scuro al verde chiaro, secondando le estrose venature della materia, in grandi blocchi tirati a lucido (di dimensioni assolutamente eccezionali per questo materiale), Cortelazzo ottiene un altro dei suoi misteriosi risultati svuotando la materia, scavandola, ottenendone sinuose concavità, forandola al centro, aprendovi una specie di tunnel nel caso di Grano di luce.</p>
<h4>1976:</h4>
<p>È un altro anno particolarmente felice, che vede uscire dalla sua officina una foltissima serie di opere: <em>Città, Forme plastiche, Sequenza di volumi, Volumi in armonia, Torsione, Momento ritmico, Libertà, Visione marina, Forma pura, Profeti, Trio, Incontro con un personaggio, Famiglia, Danza e Guerrieri</em>; scrive Giuseppe Marchiori: Questo periodo attivo, in cui si manifestano spunti che saranno poi sviluppati... con una limpida coscienza, prima di tutto nelle sculture in bronzo, poi nei bassorilievi e nei gioielli, quasi per completare l'arco di una ricerca unitaria, questo periodo assume un significato più ampio, prendo la via alle opere del 1977 e ad alcune del 1978 che segnano una nuova svolta monumentale.</p>
<p>Le opere di Cortelazzo iniziano a uscire dall'ambito nazionale; sarà Giulio Carlo Argan, dopo averlo incontrato alla Galleria "Zanini" di Roma nel 1975, a presentarlo in Germania alla Galleria "G" di Berlino e in Austria, poi andrà in Francia e in America Latina.</p>
<p>Giulio Carlo Argan, entrando perentoriamente con la sua sapienza dentro il fare artistico di Cortelazzo, scriveva: “Le sue opere in bronzo, onice, alabastro, colpiscono per l'alto grado di elezione formale: il lavoro dello scultore, per lui, è una meditazione (e, lo dico subito, di tipo neoplatonico) fatta con gli occhi e con le mani”.</p>
<h4>1977:</h4>
<p>Da un punto di vista espositivo è stato un anno assai impegnativo: Argan lo presenta alla Galleria "Frankfurter" di Francoforte, alla "Ursus-Presse" di Dusseldorf, alla "Monica Beck" di Schwarzenaker e a "L'Arcobaleno" di Roma. Incontra il fotografo Enrico Cattaneo.</p>
<p>Per esplorare l'ambito emotivo e intellettuale di Cortelazzo, sono parte assai importante i bassorilievi eseguiti a partire dal 1977, dei quali Marchiori scrive: Si riconoscono voli saettanti di figure acute, che attraversano lo spazio come bolidi meccanici o, secondo un paragone più domestico e vagamente romantico, come uno sciame di rondini che tagliano, precipiti, il cielo stridendo in picchiate vertiginose.</p>
<p>Il maestro Riccardo Muti gli fa visita nello studio di Este: un incontro significativo per entrambi gli artisti.</p>
<h4>1978:</h4>
<p>Lascia l'insegnamento per dedicarsi completamente al suo febbrile lavoro di ricerca estetica.</p>
<p>In questo periodo Cortelazzo mette a fuoco in maniera anche teoricamente definitiva il concetto di "figurativo indiretto" che era alla base della sua scultura dalla metà degli anni '70. Secondo l'artista l'opera deve colpire la psiche del fruitore facendogli costruire una sua figura che può essere diversa da quella di un altro, perché dipende dalla sua educazione, dalla sua forza immaginativa, dalla sua sensibilità e anche dallo stato psicologico in cui si trova.</p>
<h4>1980:</h4>
<p>Si inaugura la casa-studio di Este, ricavata nella casa colonica paterna dall'architetto Arrigo Rudi.</p>
<p>La casa-studio diventa luogo di incontro per artisti, intellettuali e critici quali Giulio Carlo Argan (1982), Palma Bucarelli (1983), Giuseppe Mazzariol (1983), Enzo Fabiani (1983).</p>
<h4>1980-83:</h4>
<p>La serie delle <em>Foglie</em> in bronzo comincia con i primi anni '80 e con esse la "poetica dei tagli" e l'utilizzo della luce nella sua scultura assumono esiti inediti. La figura umana scompare quasi definitivamente dalla sua iconografia, nelle sculture di minori dimensioni, mentre rimane il soggetto di una numerosa serie di tronchi di ulivo (<em>Coppia, Urlo, Nudo</em> ecc.).</p>
<h4>1983:</h4>
<p>Avviene l'incontro con Giuseppe Mazzariol.</p>
<h4>1984:</h4>
<p>Comincia la sperimentazione del colore. Gli effetti-luce ottenuti con le contrapposizioni di oro e nero, o con le patinature e dorature delle foglie, o con le inserzioni di vuoti e incavi nelle sculture in legno o in ferro, vengono consapevolmente superati dall'introduzione del colore come materiale per la scultura. “Non è un colore aggiunto, non è il dare un colore a una superficie, il che da Mirò a Calder è comune nella scultura di questo secolo, ma è cercare il colore dentro alla forma plastica, per affrancarla dalla propria fisicità opprimente”, spiegava Giuseppe Mazzariol e continuava: “Mi pare che il passo verso la scelta dei cromi, ottenuta faticosamente attraverso ricerche di carattere tecnologico, porti il Cortelazzo a occupare una posizione tutta sua, molto particolare, e mi pare una specie di risposta, io l'ho già detto in un'altra occasione, a un'esigenza che è dell'ultimo Martini. Il Martini più sofferente, quello di <em>Scultura Lingua Morta</em>".</p>
<h4>1985:</h4>
<p>Nel 1985 Gino Cortelazzo raggiunge un linguaggio personale ed originale che apre nuove strade e riscuote grande interesse da parte della critica più avvertita. Quest'ultimo periodo è caratterizzato da sculture dedicate a temi di paesaggio e dalle dimensioni monumentali delle opere che prevedono anche10 m di altezza (si vedano ad es., i disegni <em>84 354-391 Album M 1984</em>). Particolarmente emblematiche, oltre alla serie delle <em>Civette</em>, sono <em>Castello ed albero, Luna a Miami e Luna a Key West, </em>titolo che porta l'eco del suo amore per Hemingway e dei suoi frequenti viaggi americani.</p>
<p>Il 1985 sembra andare come ogni altro anno con alti e bassi, in particolare agli inizi di novembre tutto sembra andare bene: riceve la commissione per un monumento di 10 metri, acquista il biglietto per un viaggio a San Diego in California a metà mese e a fine mese viene invitato alla Biennale di Venezia del 1986. Ma nulla di tutto questo avrà luogo perchè Gino Cortelazzo il 6 novembre 1985, a 58 anni decide inaspettatamente di darsi la morte.</p>
<p>Gino Cortelazzo lascia una fitta presenza di estimatori e amici che ancora oggi tramite convegni, studi critici e mostre diffondono la conoscenza delle straordinarie forme poetiche cui era giunto.</p>
<h4>1987:</h4>
<p>Il 7 Novembre 1987 Giuseppe Mazzariol orgnizza ad Este una giornata di studi sull’opera di Gino Cortelazzo, con relazioni e interventi di Giulio Carlo Argan, Raffaele De Grada, Umberto Mastroianni, Giuseppe Mazzariol, Paolo Rizzi, Giorgio Segato e Simone Viani, a cui parteciperanno anche molti amici e collezionisti tra cui il Maestro Riccardo Muti.</p>
<h4>1990:</h4>
<p>In concomitanza con La Biennale di Venezia 1990, la Fondazione Querini Stampalia di Venezia organizza la retrospettiva “Gino Cortelazzo”, a cura di Virginia Baradel, con presentazione di Giulio Carlo Argan e testi di Virginia Baradel, Lucia e Paola Cortelazzo, Raffaele De Grada, Giuseppe Mazzariol e Claudio Spadoni.</p>
<h4>1991:</h4>
<p>Giornata di studio sull’opera di Gino Cortelazzo a cura di Virginia Baradel ed Enrico Crispolti alla Fondazione Querini Stampalia,Venezia.</p>
<h4>1992:</h4>
<p>Alla Casa dei Carraresi di Treviso, si tiena la retrospettiva <em>“Gino Cortelazzo”</em> a cura di Luigina Bortolatto, con testi di Luigina Bortolatto, Raffaele De Grada, Fred Licht e Giuseppe Mazzariol. </p>
<p>Nello stesso anno l’ International Inner Wheel Club di Este e il Rotary International Club di Este, patrocinano la manifestazione “<em>Per Gino Cortelazzo”</em>, coordinata da Virginia Baradel con interventi di Virginia Baradel (curatrice), Chiara Bertola, Massimo Carboni, Marta Mazza, Lorella Giudici, Roberto Pasini, Elena Pontiggia, Luca Telò, pubblicati nel volume “<em>Per Gino Cortelazzo”</em>, Rotary Club, 1992.</p>
<h4>1995:</h4>
<p>Nel 1995 alla Pescheria Vecchia di Este, a cura di Sileno Salvagnini, viene organizzata la Retrospettiva <em>“L’oggetto ansioso. Colore e materia nella scultura di Gino Cortelazzo”.</em></p>
<h4>1999:</h4>
<p>Nell’ ambito della serie “Percorsi d’ arte”, Paolo Rizzi organizza una presentazione delle opere di Gino Cortelazzo nel suo studio di Este.</p>
<h4>2002:</h4>
<p>L’ Assessorato alla Cultura della Provincia di Padova organizza la manifestazione “<em>Mese delle Cultura - Giugno 2002 – Scultori Veneti e omaggio a Luciano Minguzzi”</em> che prevedeva una serie di mostre e manifestazioni sia nella città di Padova che in vari centri della provincia. Ad Este vennero organizzate la mostra “<em>Omaggio a Luciano Minguzzi”</em> nella Pescheria Vecchia e una serie di visite allo Studio di Gino Cortelazzo.</p>
<h4>2004:</h4>
<p>Il Comune di Cividale del Friuli organizza la retrospettiva <em>“Gino Cortelazzo: Scolpire lo spazio per inglobare il vuoto” </em>a cura di Giuseppe Raffaelli nello spazio della chiesa sconsacrata di Santa Maria dei Battuti di Cividale del Friuli.</p>
<h4>2011:</h4>
<p>Il Comune di Padova nel 2011 organizza la retrospettiva “Gino Cortelazzo: La scultura come materia, struttura, colore” al Centro Culturale San Gaetano di Padova, a cura di Giuseppina Dal Canton, con testi di Giovani Bianchi, Giuseppina Dal Canton, Alessia Castellani, Chiara Costa e Stefano Franzo.</p>
<h4>2013-2014:</h4>
<p><a></a> Nel periodo dicembre 2013 - aprile 2014, al Museo d’ Arte Moderna Mario Rimoldi di Cortina d’ Ampezzo si tiene la mostra <em>“Gino Cortelazzo e Mario Sironi: La struttura e l’anima”, </em>ideata dall’ amico Luciano Gemin per mettere in luce sorprendenti comunanze di matrice futurista tra Gino Cortelazzo e Mario Sironi e curata da Chiara Costa e Alessandra De Bigontina. </p>
<p>Testo curato da Franca Bizzotto nel 1995 e successivamente aggiornato</p>
</div>
<div class="col-xl-4">
<img src="/images/SCULPTURE-GALLO-TAGLIATA.png" alt="">
</div>
</div>
</div>
</section>
<section id="biografia-3" class="container closed">
<button class="handler">
<span class="visually-hidden">Apri/Chiudi</span>
</button>
<h2>Principali riconoscimenti</h2>
<div class="content">
<h3>Premi e Segnalazioni</h3>
<h4>1968</h4>
<p>I Premio per la Scultura al XXI Premio Suzzara (Mantova) 1968.</p>
<h4>1969</h4>
<p>Premio “Soragna per l’incisione bianco/nero”, Soragna (Parma) 1969.<br />Premio “Piper 2000” per i gioielli, Viareggio (Lucca) 1969.<br />Grand Prix “Viareggio 2000” per igioielli,Viareggio (Lucca) 1969.</p>
<h4>1970</h4>
<p>Premio Erice “Venere d’argento”, Erice (Trapani) 1970.</p>
<p>I Premio alla “Rassegna Nazionale di Scultura”,Modena 1970.</p>
<h4>1970</h4>
<p>Premio dell’ascesa “Jumbo Jet d’oro per i gioielli”, Sanremo (Imperia) 1971.</p>
<h4>1973</h4>
<p>Medaglia d’ oro del Ministero degli Affari Esteri,XXII Biennale Romagnola, Forlì 1973.</p>
<h4>1974</h4>
<p>Premio Seregno “V Premio di Scultura”, Seregno (Milano) 1974.</p>
<h4>1975</h4>
<p>Segnalato su <em>Catalogo Bolaffi d’Arte Moderna </em>dai critici Giuseppe Marchiori<em> </em>e Guido Perocco</p>
<h4>1977</h4>
<p>Segnalato su <em>Catalogo Bolaffi della scultura italiana </em>dal critico Paolo Rizzi</p>
<h4>1980</h4>
<p>Segnalato su <em>Catalogo Bolaffi della scultura italiana </em>dal critico Paolo Rizzi</p>
<h4>1982</h4>
<p>Premio acquisto alla XIII Biennale Internazionale del Bronzetto e della Piccola Scultura, Padova 1982.</p>
<h3>Giornate di studio e altre manifestazioni</h3>
<h4>1987</h4>
<p><em>Giornata di studi sull’opera di Gino Cortelazzo, </em>Este (Padova), 7 novembre 1987, coordinamento e cura di Giuseppe Mazzariol con relazioni e interventi di Giulio Carlo Argan, Raffaele De Grada, Umberto Mastroianni, Giuseppe Mazzariol, Paolo Rizzi, Giorgio Segato, Simone Viani, pubblicati negli atti del convegno con prefazione di Giulio Carlo Argan.</p>
<h4>1991</h4>
<p><em>Giornata di studio sull’opera di Gino Cortelazzo </em>a cura di Virginia Baradel<em> </em>ed Enrico Crispolti, Fondazione</p>
<p>Querini Stampalia,Venezia.</p>
<h4>1992</h4>
<p>Manifestazione <em>Per Gino Cortelazzo </em>patrocinata dall’ International Inner<em> </em>Club di Este e dal Rotary International Club di Este, coordinamento e cura di Virginia Baradel. Relazioni di Virginia Baradel (curatrice), Chiara Bertola, Massimo Carboni, Marta Mazza, Lorella Giudici, Roberto Pasini, Elena Pontiggia, Luca Telò, pubblicate nel volume <em>Per Gino Cortelazzo</em>.</p>
<h4>1999</h4>
<p><em>Percorsi d’ arte: Presentazione delle opere a cura di Paolo Rizzi.</em> Studio Gino Cortelazzo, Este (Padova).</p>
<h4>2002</h4>
<p><em>Mese delle Cultura - Giugno 2002 – Scultori Veneti e omaggio a Luciano Minguzzi: Presentazione delle opere a cura di Giorgio Segato.</em> Studio Gino Cortelazzo, Este (Padova).</p>
</div>
</section>
<section id="biografia-4" class="container closed">
<button class="handler">
<span class="visually-hidden">Apri/Chiudi</span>
</button>
<h2>Opere di Gino Cortelazzo in musei e collezioni pubbliche</h2>
<div class="content">
<h4>Galleria Nazionale d' Arte Moderna - Roma</h4>
<p><a href="/archivio-opere/668">Il brigantino</a> (Scultura h. 73 cm)</p>
<h4>Galleria d'Arte Contemporanea, Musei Vaticani, Città del Vaticano</h4>
<p><a href="/archivio-opere/3043">81-23 Crocefisso</a> (Scultura h. 60 cm)</p>
<h4>Galleria Civica di Arte Contemporanea, Suzzara (MN)</h4>
<p><a href="/archivio-opere/4">67-12 Operaio</a> (Scultura h. 200 cm)</p>
<h4>Mart - Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto Rovereto (TN)</h4>
<p><a href="/archivio-opere/496">79-4 Scenografia</a> (Scultura h. 163 cm)</p>
<h4>Museo Ca’ Pesaro, Venezia </h4>
<p><a href="/archivio-opere/713">68-22 Chimera</a> (Scultura h. 80 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/2991">73-30 Destino</a> (Scultura h. 73 cm)</p>
<h4>Musei Civici agli Eremitani, Padova</h4>
<p><a href="/archivio-opere/514">81-13 Piccolo teatro</a> (Scultura h. 51 cm)</p>
<h4>Museo Luigi Bailo (Treviso)</h4>
<p><a href="/archivio-opere/519">82-1 L’urlo (Scultura h. 230 cm)</a></p>
<h4>Museo Rimoldi Cortina d’ Ampezzo (Belluno)</h4>
<p><a href="/archivio-opere/841">75-7 Lirica lunare</a> (Scultura h. cm 60)</p>
<h4>Museo d'Arte Moderna Cà La Ghironda, Zola Predosa, Bologna</h4>
<p><a href="/archivio-opere/538">85-21 Il nudo</a> (Scultura h. 220 cm)</p>
<h4>Fondazione Querini Stampalia - Venezia</h4>
<p><a href="/archivio-opere/3004">76-41 In cammino</a> (Scultura h. 163 cm)</p>
<h4>Fondazione Davide Lajolo - Milano - <a href="https://www.lombardiabeniculturali.it/ricerca/?q=cortellazzo">Lombardia Beni Culturali: Cortellazzo</a></h4>
<p><a href="/archivio-opere/584">71-12 Primo volo</a> (Scultura h. 24 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/4101">73-45 I due</a> (Scultura h. 40,5 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/829">74-24 Ala di uccello</a> (Scultura h. 52 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/735">76-29 tre moschettieri</a> (Scultura h. 32 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/772">77-17 Piccolo fiore</a> (Scultura h. 15 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/779">77-29 Trofeo piccolo</a> (Scultura h. 35 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/494">79-2 Lottatori</a> (Scultura h. 15 cm)</p>
<h4>Casa Museo Remo Brindisi, Comacchio (Ferrara)</h4>
<p><a href="/archivio-opere/620">73-17 Sfiorando (Scultura h. 55 cm)</a></p>
<h4>Fondazione Cini - Venezia</h4>
<p>Corpus grafico di tutte le incisioni e di una selezione di disegni</p>
<h4>Collezione Curia Vescovile di Padova,</h4>
<p><a href="/archivio-opere/979">84-5 Crocefisso bianco</a> (Scultura h. 380 cm)</p>
<h4>Collezione permanente Fondazione Intesa San Paolo (da Collezione Banca Cattolica-Torri di Quartisolo-Vicenza)</h4>
<p><a href="/archivio-opere/671">74-41 Regina (Beatrice)</a> (Scultura h. 100 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/676">74-46 La distinzione</a> (Scultura h. 36 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/698">75-27 Sequenza di piani</a> (Scultura h. 73 cm)</p>
<h4>Collezione permanente Fondazione Intesa San Paolo (da Banco ambrosiano-Torri di Quartisolo-Vicenza)</h4>
<p><a href="/archivio-opere/705">76-4 Fuoco</a> (Scultura h. 78 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/706">76-5 Momento ritmico</a> (Scultura h. 87 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/716">76-10 Danza</a> (Scultura h. 77 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/717">76-11 Città</a> (Scultura h. 60 cm)</p>
<h4>Collezione permanente Fondazione Intesa San Paolo (da Collezione Fondazione Cariparo )</h4>
<p><a href="/archivio-opere/602">72-27 Coro</a> (Scultura h. 45 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/755">76-53 Chiaro di luna</a> (Scultura h. 95 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/702">76-1 Profeti</a> (Scultura h. 80 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/744">76-42 Sirio</a> (Scultura h. 111 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/765">77-10 L’ Assisa</a> (Scultura h. 25 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/778">77-29 Trofeo grande</a> (Scultura h. 60 cm)</p>
<p><a href="/archivio-opere/779">77-29 Trofeo piccolo</a> (Scultura h. 35 cm)</p>
<h4>Collezione Banco BPM (da Collezione Banca Popolare)</h4>
<p><a href="/archivio-opere/2992">73-44 L’ Unico</a> (Scultura h. 150 cm)</p>
<h4>Collezione Fondazione Banca Antonveneta, Palazzo Montivecchi, Padova</h4>
<p><a href="/archivio-opere/520">82-2 La coppia</a> (Scultura h. 100 cm)</p>
<h4>Collezione Crediveneto (da Collezione Cassa Rurale del Montagnanese)</h4>
<p><a href="/archivio-opere/3003">76-7 Lirica lunare</a> (Scultura h. cm 60)</p>
<h4>Comune di Padova, Parco Europa, Padova</h4>
<p><a href="/archivio-opere/534">85-3 Foca (Omaggio a Venezia)</a> (Scultura h. 500 cm)</p>
<h4>Comune di Treviso, Ponte di San Martino, Treviso</h4>
<p><a href="/archivio-opere/532">85- Luna a Miami</a> (Scultura h. 00 cm)</p>
<h4>Comune di Este, Cinta muraria carrarese, Este</h4>
<p><a href="/archivio-opere/848">75-28 Colonna del viandante</a> (Scultura h. 500 cm)</p>
<h4>Comune di Saonara, Piazzale San Martino, Saonara (Padova)</h4>
<p><a href="/archivio-opere/2946">68-24 Monumento ai caduti</a> (Scultura h. 200 cm)</p>
</div>
</section>
<script>
$('.handler').click(function() {
$(this).toggleClass('open');
let content = $(this).parent('section').find('.content');
$(content).slideToggle();
});
$('.handler ~ h2').click(function() {
$(this).siblings('.handler').toggleClass('open');
let content = $(this).parent('section').find('.content');
$(content).slideToggle();
});
function toggleHandler(sezione)
{
$('#biografia-' + sezione).find('.handler').toggleClass('open');
$('#biografia-' + sezione).find('.content').slideDown();
}
</script>
<style>
section { position:relative; }
section:not(:first-of-type) { border-top:1px solid #444; padding-top:1rem; margin-top:3rem; }
section h2 { margin-bottom:2rem; }
.closed .content { display:none; }
.handler { padding:1rem; background:none; border:1px solid #444; position: absolute; top:1rem; right:1rem; background-image:url('/images/svg/plus.svg'); background-size:auto 90%;
background-position:center; background-repeat:no-repeat; }
.handler.open { background-image:url('/images/svg/minus.svg'); }
</style>
{% endblock %}